Romano Del Ponte è nato a Genova da madre tedesca e padre piemontese, ufficiale del Regio Esercito. La famiglia viene spesso trasferita in città diverse e questi continui spostamenti lo abituano a considerare i differenti ambienti con disincantato interesse. Allo scoppio della guerra nel 1940, ancora ragazzo, è a Udine dove il padre comanda la vasta zona confinante, con la ex Jugoslavia. Nel periodo che va da settembre ’43 al maggio ’45, la famiglia è coinvolta in vicende che ne trascendono l’ambito privato. Si arruola volontario nei reparti della R.S.I. partecipando giovanissimo a quindici anni a fatti d’armi dei quali riporterà un ricordo fecondo di ripensamenti e valutazioni. Nel dopoguerra riprende gli studi interrotti. Sono gli anni della ricostruzione e dell’ottimismo. Collabora al Teatro Universitario di Ca’ Foscari diretto dall’indimenticabile Nino Poli. Pubblica articoli di varia umanità. Laureato in lingue moderne, si dedica all’insegnamento. Ora è in pensione e risiede nel retroterra veneziano nei pressi di Marghera. Di lui ricordiamo: una prima raccolta di poesie, L’incantevole gioco, la cui ambigua semantica allude al gioco dell’amore e della poesia, alcuni racconti riuniti sotto il titolo di Incontri, un originale manuale scolastico, Testo, Grammatica, Reimpiego, un graffiante quaderno di memorie fra banchi e cattedre: Giorni di Scuola, la raccolta di poesie, Per un giovane cuore, e il lungo racconto autobiografico L’autunno di Giulia, stampato in due sole copie. Le sue poesie sono state lette da pochissime persone, mentre nessun editore commerciale ha mai voluto pubblicare i suoi lavori, tutti stampati artigianalmente alla buona e offerti in lettura a qualche amico...
Il tema ricorrente in questo libro, vorrei dire il suo Leitmotiv è l’isolamento culturale della mia generazione e di quella che la precedette. Situazione questa ben evidenziata dalla voce di Renata; nella descrizione della sua biblioteca, dai dubbi di Sandro, dal tono amaro ma non rassegnato delle loro parole nell’imminenza della caduta di quel loro mondo. Le mie riflessioni nell’entrare in quell’affollata osteria di Codroipo, rivelano la mia solitudine nella chiusura della nostra educazione. Chi sono i partigiani, mi chiedo... Nel grigiore di quelle giornate prendono vita figure di giovani contendenti con le loro scelte politiche egualmente rispettabili in quanto disinteressate e formulate a proprio rischio. Nella quarta parte del libro, Il sentiero di Tano, emergono individualità di diversa provenienza realmente esistite che ho ritratto seguendo gli spunti che mi aveva dato Tano. L’umanità del tenente Bruni non sta a significare che tutti i Fascisti erano buoni, come d’altronde la ferocia degli assassini del Bus de la Lum in Cansiglio non scredita il valore storico della Resistenza. Si noti con quanto rispetto, direi pietas, descrivo la follia della potenziale assassina di mia madre. Per non parlare di quell’Empatia che potremmo definire il denominatore comune di tutto il libro.
Pagine 108
Prezzo euro 11,00
Codice isbn 978-88-564-0363-9